May 31, 2016 | Nino Cartabellotta – GIMBE

Perchè ritiene che oggi sia importante premiare la qualità?

Nell’ultimo ventennio la sanità italiana si è fortemente caratterizzata per strategie di management costruite sul concetto di efficienza produttiva: ovvero massimizzare la produzione di servizi e prestazioni (output), senza alcuna attenzione all’efficacia sugli outcome (efficacia e sicurezza), all’appropriatezza delle prestazioni e ad altre dimensioni della qualità dell’assistenza, quali l’equità e il coinvolgimento di pazienti (fatta eccezione per la customer satisfation). Oggi peraltro, per fronteggiare la crisi di sostenibilità dei sistemi sanitari, si sta imponendo il concetto di value (outcome di salute in relazione alle risorse investite) che sta letteralmente rivoluzionando gli approcci classici al miglioramento della qualità. In particolare enfatizzando la necessità di disinvestire dal sovra-utilizzo (overuse) di prestazioni dal low-value, riallocando le risorse recuperate in prestazioni dall’elevato value, sottoutilizzate.

Il rischio è che la qualità rimanga solo un optional dell’assistenza sanitaria.

Perchè ritiene che sia importante valorizzare i progetti concreti di miglioramento della qualità?

È giunto il momento di inserire indicatori multidimensionali di qualità all’interno dei sistemi di valutazione delle performance regionali, aziendali, di unità organizzativa e professionali. Altrimenti il rischio è che la qualità rimanga solo un optional dell’assistenza sanitaria. In tal senso, qualcosa pare muoversi finalmente anche a livello normativo: infatti, lo schema di DM “Linee guida per la predisposizione dei Piani di rientro aziendali ” – in attuazione del comma 526 della Legge di Stabilità 2016 – ha definito una metodologia esplicita per il rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure a partire da 21 indicatori del Programma Nazionale Esiti.