LO SCENARIO ATTUALE

L’Hand Hygiene rappresenta la più semplice ed efficace procedura per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e per il controllo dell’antibiotico-resistenza (AMR). Tuttavia, numerose rilevazioni hanno messo in evidenza come la media del consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani all’interno delle strutture sanitarie in Italia sia di soli 15 ml per paziente al giorno, al di sotto del minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (20 ml per paziente al giorno).  L’igiene delle mani deve pertanto essere ancora considerata una priorità in sanità.

Questi dati non confortanti – ha dichiarato Filippo Azzali, coordinatore nazionale di Joint Commission Italian Network – sono uno dei motivi che ci ha spinto a portare avanti un progetto di benchmark tra le organizzazioni aderenti al Network. Attraverso un protocollo condiviso da tutti i partecipanti, a partire dal 2017, il progetto ha permesso di tenere alta l’attenzione su questo tema con lo scopo di individuare e implementare processi di miglioramento dei livelli di compliance all’hand hygiene fondati sull’analisi dei dati raccolti. Tutte le organizzazioni partecipanti ci hanno evidenziato che la sensibilizzazione e la valutazione permette di raggiungere comportamenti virtuosi. Migliorare è misurare e confrontarsi.”


IL PROTOCOLLO

I dati rilevati, dalle organizzazioni che hanno aderito al progetto, sono stati raccolti anonimamente utilizzando l’Observation Form redatto dal WHO che identifica i 5 momenti per il lavaggio delle mani e dal 2020 è stata integrata anche la modalità di osservazione secondo il Targeted Solution Tool di Joint Commission International. La raccolta dei dati è avvenuta su 15 organizzazioni nel 2017, 12 nel 2018, 13 nel 2019 e 17 nel 2020, attraverso osservazioni sul campo. Il campione minimo di osservazioni per ogni organizzazione è di 210 al mese per tutta la durata della sperimentazione (ultimo quadrimestre dell’anno). Nell’analisi dei dati sono stati sviluppati report specifici per approfondire:

  • Il livello di compliance della singola organizzazione rispetto la media dei partecipanti alla rilevazione dell’anno di riferimento (confronto spaziale);
  • Il livello di compliance dell’organizzazione rispetto al suo trend nel tempo (confronto temporale);
  • Il livello di compliance valutato sulle singole figure professionali identificate (medici, infermieri, tecnici sanitari, terapisti, OSS, ausiliari, altro personale). La valutazione è stata sviluppata sia a livello di singola azienda (confronto organizzativo e temporale) che rispetto alla media del campione di riferimento (confronto spaziale e temporale);
  • Il livello di compliance valutato sull’Unità operativa/servizio nell’ambito della quale sono state effettuate le rilevazioni (Degenze Ordinarie, Intensive, Sale Operatorie/interventistica, Pronto Soccorso, Ambulatori/DH, Servizi). Come per il precedente item si valutano sia il trend temporale che il confronto organizzativo e spaziale con la media del campione;
  • Il livello di compliance valutato sui 5 momenti di igiene delle mani così come identificati dal WHO, anche in questo caso valutando il confronto sia temporale che spaziale con la media del campione di riferimento.

Alla luce del confronto scaturente dalla reportistica prodotta, ciascuna struttura potrà valutare progetti da mettere in atto nel prossimo futuro per migliorare la propria compliance.


 

DATI QUANTITATIVI

Il progetto Hand Hygiene del Network JCI, ha visto sin dal suo inizio, nel 2017, un buon livello di adesione da parte delle organizzazioni sanitarie. Nonostante lo sforzo richiesto alle organizzazioni per sistematizzare i dati raccolti secondo un modello strutturato e condivido dal board di progetto, il numero di rilevazioni è risultato di anno in anno consistente e anche l’adesione in termini di numero di organizzazioni coinvolte significativa. Durante gli anni il numero di organizzazioni aderenti si è sempre assestato sopra le 10 con un picco nel 2020 di 17.

La non obbligatorietà dell’adesione al progetto porta ad identificare che il risultato conseguito in termini di rilevazioni è molto positivo, stante anche l’investimento in tempo e risorse da destinare al processo di rilevazione e rendicontazione, senza poter fare affidamento su nessun riconoscimento esterno se non la sicurezza di una ricaduta positiva sulla qualità delle cure e sulla sicurezza per i pazienti.

Verificando i risultati si sottolinea come il target, condiviso dalle aziende partecipanti al progetto, sia quello fissato dall’OMS che identifica una compliance minima dell’80% per professionisti sanitari, al fine di garantire sicurezza per i pazienti.

Nei 4 anni sono state raccolte oltre 140.000 osservazioni, che rappresentano un campione interessante, seppure parziale, per rappresentare il panorama sanitario italiano. Se nei primi 3 anni il dato è stato costante con circa 30.000 rilevazioni anno nel 2020 con la possibilità di estendere la raccolta a tutto l’anno si sono superate le 50.000 rilevazioni

La distribuzione delle osservazioni racconta il diverso impatto dei processi all’interno delle organizzazioni.

Dal punto di vista del setting assistenziale a farla da padrone sono sicuramente le degenze, che ogni anno rappresentano circa il 56% delle osservazioni totali, lasciando agli altri setting assistenziali una distribuzione che varia dal 13% degli ambulatorio/DH, in linea con il 12% delle aree intensive, al 5% del PS, in linea con sale operatorie (6%) e servizi (7%).

Se si pone l’accento sulle diverse figure professionali, oggetto di osservazione, appare evidente che le tre figure maggiormente osservate sono quelle più interessante dai processi di cura, che quindi sono maggiormente coinvolte nelle attività e nella “vita di reparto”, ovvero infermieri, medici e OSS. Le rilevazioni relative a queste tre figure si attestano ad oltre l’86% del totale: in particolare nei 4 anni gli infermieri sono la figura maggiormente osservata (45%) seguiti da medici (26%) e OSS (15%).

Sui cinque momenti identificati dall’organizzazione mondiale della sanità:

  1. Prima del contatto con pz
  2. Prima di manovra asettica
  3. Dopo esposizione a liquido biologico
  4. Dopo il contatto con pz
  5. Dopo contatto con ambiente circostante

si rileva una distribuzione abbastanza difforme delle osservazioni:

  • il 68% è relativa ai momenti 1 (37%) e 4 (31%),
  • il restante 32% si concentra sugli altri 3 momenti, 14% Ambiente, 10% liquido biologico e 9% manovra asettica.


DATI QUALITATIVI

Nel quadriennio si rileva un trend di miglioramento che per l’anno 2020 pone la compliance del campione all’81%, nel 2017 era del 76% e nel 2019 si registra una flessione che attesta la compliance al 73%. In parte la variabilità è da attribuirsi al fatto che le organizzazioni aderenti non sono costanti nel tempo, per chi però ha una partecipazione continua nel tempo si evince come il confronto porti comunque ad una compliance sempre in crescita per la singola organizzazione. Le tabelle e i grafici seguenti mostrano il trend della compliance nel tempo relativamente alle 3 variabili osservate: setting di cura, figure professionali e “momenti”.

Le rappresentazioni qui evidenziate lavorano sui dati aggregati complessivi del campione, le singole organizzazioni aderenti ricevono annualmente un report nel quale sono esplose ed analizzate tutte le variabili oggetto di analisi, sulle sono sviluppati sia benchmark spaziali che temporali.

Compliance per Setting Assistenziale

Compliance per Figura Professionale

Compliance per “Momenti”


Dalla valutazione dei dati emergono alcuni spunti di riflessione: in primo luogo si rileva come l’andamento della compliance abbia seguito un percorso piuttosto omogeneo nelle diverse macro-aree, con un miglioramento all’aumentare delle osservazioni; si evidenziano inoltre elementi in linea con la letteratura quali la migliore performances del personale infermieristico nell’ambito del personale sanitario e una maggiore compliance in presenza di maggior rischio per l’operatore, quindi livelli di compliance più elevati nei momenti in cui l’azione assume maggiore valenza di protezione per l’operatore piuttosto che per il paziente.

In sintesi si può sostenere che i dati raccolti e i livelli di performance raggiunti, seppur soddisfacenti, invitano a non abbassare la guardia sul tema dell’igiene delle mani, che risulta a tutt’oggi tra le azioni più efficaci per la contrazione delle infezioni e dei contagi. Le analisi rivelano che sia assolutamente necessario migliorare e continuare a monitorare ed attuare tale prassi; in particolare l’esperienza del Covid -19 dovrebbe essere promotore per tutte le organizzazioni di comportamenti che aumentino il livello di attenzione verso pratiche di sicurezza quali il lavaggio delle mani.


Il PROGETTO HAND HYGIENE COME OPPORTUNITA’ DI MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’

L’opportunità di analizzare i dati in relazione alla figura professionale, all’area clinica di riferimento, al momento, dà l’opportunità all’organizzazione di mettere in atto azioni correttive specifiche anche con la possibilità di comparare le proprie performance con quelle delle altre strutture.

Il progetto Hand Hygiene è la testimonianza di come misurare e confrontarsi siano elementi che “ripagano” degli investimenti fatti nell’attività di monitoraggio. Nasce dall’idea che solo grazie al confronto delle buone prassi e alla misurazione dei risultati le strutture sanitarie possano realmente migliorarsi e garantire processi di cura più sicuri ed efficaci. Consentire alle organizzazioni di confrontarsi su temi così importanti e discutere insieme su come migliorare è un obiettivo sfidante. La sfida più difficile è certamente mettere a sistema i processi di miglioramento delle organizzazioni, indagandone i fattori critici di successo (sia a livello di comportamenti organizzativi, sia di prassi e processi clinici) per consentire il raggiungimento di un livello di replicabilità e generare, conseguentemente, una maggiore cultura della sicurezza e qualità delle cure. Tutto ciò tenendo conto delle peculiarità delle singole organizzazioni.